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Tratto
particolarmente significativo, è il fatto che nell'Aikido
non vi sono gare, non c'è agonismo e questo in quanto
esso è un arte, dove il fine è la conoscenza
ed il miglioramento di sé stessi e non la vittoria sull'avversario.
La differenza tra un'arte ed uno sport consiste nel fatto che
l'arte ha per fine la vittoria su sé stessi, lo sport
la vittoria sugli altri.
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La
parola Aikido è composta da tre ideogrammi: "Ai", "Ki", "Do".
Ai significa unione, armonia, amore. Armonia con le leggi della
natura, con le leggi che regolano l'universo e l'uomo e nelle
quali riecheggia il principio confuciano del " raddrizzamento
dei nomi "(1): "Che il governante sia governante,
che il ministro sia il ministro, che il padre sia padre, che
il figlio sia figlio !" Ossia che ogni cosa sia al posto
giusto, che lo spirito ed il corpo dell'uomo siano in perfertta
unione ed in armonia con le leggi che li regolano. L'ideogramma
Ki significa " energia vitale " ed è rappresentato
da due segni sovrapposti: l'uno, il più basso, è il
simbolo del riso ed in quanto tale significa energia fisica
sotto specie di nutrimento; l'altro, superiore, è il
simbolo del vapore acqueo e rende l'idea di qualcosa di etereo
che tende in alto(2). E' utile a questo punto esaminare una serie di aforismi dello stesso Maestro M.Ueshiba per cercare, attraverso le parole dirette dal fondatore, una comprensione più aderente all'arte. Dice Morihei Ueshiba : "L'Aikido non è una tecnica per combattere contro un nemico o per difendersi da esso. E' il modo per riconciliare il mondo e fare degli esseri umani un'unica famiglia". In
questa frase il maestro Ueshiba esprime antichi concetti " shintoisti "," buddisti " e " confuciani " peraltro
già presenti nella tradizione del budo. Egli cerca qui
di mettere in evidenza l'aspetto di purificazione insito nel
lavoro, l'uso di determinati esercizi che, se compiuto nel
giusto atteggiamento, sono un metodo di coordinazione mentale
e fisica; è questa una pratica atta a pacificare gradualmente
i nostri conflitti interiori cominciando con il coordinare
i movimenti del corpo con la volontà espressa dalla
mente. Quando avremo pacificato noi stessi non avremo più nemici
nemmeno all'esterno e saremo capaci di donare agli altri la
nostra pace sentendo così il nostro prossimo non come
un estraneo col quale combattere ma come un familiare con il
quale collaborare in una dimensione di amore. "Il segreto dell'Aikido sta nell'armonizzarsi con l'universo, nel farsi "uno con" cioè parte dell'universo". Dobbiamo imparare a vedere le cose attorno a noi, non sappiamo più osservare "la natura" né apprezzare la bellezza e la poesia di ciò che ci circonda, l'Aikido è una pratica che, derivata da una intelligente osservazione del mondo e delle leggi che lo governano, a queste si ricollega e ci riporta al punto che, quando abbiamo compreso la sua vera essenza, interiorizzandola ed applicandola nella pratica della vita, possiamo fare nostro il successivo aforisma: "Colui che ha conquistato il segreto dell'Aikido ha l'universo!".
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Dice ancora Morihei Ueshiba: "Competere nelle tecniche, la vittoria e la sconfitta, non sono il vero Budo. Il vero Budo non conosce sconfitta; non essere sconfitti significa non combattere mai. Vincere significa vincere la volontà di discordia in noi stessi. Significa compiere la propria missione di dono". Voler
praticare l'Aikido come una gara, o peggio per prevaricare, è snaturarlo,
significa non averne compresa l'essenza che è quella
di essere anziché di avere. La sola vittoria che si
deve ricercare è quella su sé stessi essendo,
in realtà, ogni altra vittoria effimera perché relativa,
perché, come dice il Budda, per ogni vincitore c'è un
vinto nella polvere e, il vincitore di oggi, è lo sconfitto
di domani. "Non è semplice teoria, è pratica. Tutto ciò che dobbiamo fare è mantenere costantemente questa Via. La Via significa essere uno con la volontà di Dio e praticarla. Se siamo anche in minima parte distaccati da essa, non è più la via". E'
tutto molto semplice, di una semplicità alla quale non
siamo abituati. C'è una pratica, una via, non dobbiamo
fare altro che percorrerla. Siamo entrati così nel semplicissimo
e purissimo mondo dello Zen, sembra di vedere quel maestro
che agli allievi avidi di sapere indicava la luna facendo loro
notare che "il dito che indica la luna non è la
luna", il fine non è la tecnica, la forza, e neppure
l'armonia, il fine è diventare uno, perdere il proprio
egoismo per ritrovarsi nel sé, in quel centro vuoto
che informa di sé ogni cosa manifesta.
(1)
Fung Yuhan - " Storia della filosofia cinese" - ed.
Mondadori; pag. 36. (Brano liberamente tratto da www.associazioneaiko.com) |
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